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ISLANDA IN ESTATE – VERSIONE LOW COST

  1. PERCHÉ ANDARE IN ISLANDA.

 

Programmare un viaggio in Islanda in estate è un’idea eccezionale per tantissimi motivi.

Per gli amanti della natura, c’è solo l’imbarazzo della scelta: cascate, canyon, ghiacciai, spiagge, iceberg, vulcani, cavalli, hot spring e molto altro.

Quelli che vogliono sfuggire all’afa estiva, in Islanda troveranno la soluzione perfetta: il tempo può cambiare più volte in un giorno, ma non ci sarà mai il caldo afoso. Fresco e vento si affrontano con il giusto abbigliamento (vedi consigli di seguito) e la pioggia non è che una divertente compagna.

Infine, anche ad agosto si evita tranquillamente la folla e ci si può garantire un viaggio senza lunghe code e attese.

  1. ORGANIZZARE UN VIAGGIO LOW-COST

 

L’Islanda è costosa, questo è certo, ma con i giusti accorgimenti è possibile fare un viaggio spendendo il minimo e rientrando pienamente nel budget.

La regola aurea è: prenotare con largo anticipo.

Per i voli, ci sono Wizzair e Easyjet che hanno collegamenti diretti da Milano a Keflavík e consentono di abbattere di molto i costi, soprattutto prenotando con mesi di anticipo.

Per gli alloggi, le guest house sono ottime soluzioni: i costi sono contenuti, le case sono ben curate e la disponibilità della cucina consente di abbattere di tantissimo le spese (mangiare fuori è ciò che, rispetto ai nostri prezzi, costa di più).

Per spostarsi è indispensabile avere un’auto a noleggio o, in alternativa, aggregarsi a tour organizzati (ma in questo caso i prezzi salgono e la flessibilità scompare).

La soluzione migliore è comunque un camper/van a noleggio. L’offerta è amplissima e questo consente di prepararsi da soli tutti i pasti, ovunque si voglia, e di fermarsi a pranzare o per uno spuntino in location da sogno (per dormire è obbligatorio pernottare in un campeggio o area autorizzata).

I costi veramente proibitivi sono quelli dei ristoranti e delle colazioni e pensare di consumare tutti i pasti fuori è audace (anche per la difficoltà di avere sempre un ristorante a portata di mano). Meglio fare la spesa nei supermercati (il Bonus è il più conveniente). E ricordate che l’acqua è tutta potabile, buonissima e libera: riempire la borraccia è il modo migliore per risparmiare e assaporare l’acqua del ghiacciaio.

I miei costi sono stati: 260€ volo a/r con bagaglio a mano; € 110/n per camera singola in guest house; € 70/g auto + 70€/g di assicurazione kasko; € 100 di spesa per 7 giorni; € 220,00 di carburante per 2.200,00 km.

  1. COME SCEGLIERE UN ITINERARIO

In Islanda la natura e il meteo sono i veri padroni e questo influenza molto l’organizzazione di un itinerario. In estate le chiusure stradali sono molto ridotte, ma non per questo inesistenti: più ci si allontana dalla Ring Road, più la possibilità di un percorso bloccato aumenta.

Le distanze sono molto relative, perché le condizioni della strada e del meteo incidono notevolmente: lo stesso tragitto può richiedere il doppio del tempo in caso di vento forte e pioggia. Per questo, un programma non deve mai essere stringato, ma deve prevedere tempi molto più lunghi di quelli di Google Maps.

Le tappe del vostro itinerario dipendono molto dai gusti personali, dal veicolo noleggiato e dal tempo a disposizione.

Chi ha pochi giorni potrà concentrarsi nella zona del Golden Circle e di Reykjavík, sfruttando i tour per vedere le balene e i puffin.

Chi ha più giorni a disposizione (almeno 7) può fare il giro intero della Ring Road e scegliere quale delle attrazioni preferire. La Ring Road è una strada asfaltata facilmente percorribile, in molti punti panoramica e vicina alla maggior parte dei luoghi che metterete nella vostra lista.

Chi ha più giorni e un buon veicolo 4×4, può percorrere anche l’interno e avventurarsi nelle F-Roads (strade cui possono accedere solo veicoli autorizzati, 4×4).

Attenzione: i divieti sulle strade vanno considerati sempre come imperativi, non tanto per la multa salata che vi arriverà, quanto per la vostra sicurezza. Le strade interne sono difficili da percorrere e un mezzo inadatto si bloccherà certamente, lasciandovi nel nulla in attesa dei soccorsi. Guadare un fiume senza avere la giusta preparazione e senza scegliere un mezzo adeguato vi costerà tantissimo (le assicurazioni non coprono i danni in questo caso), oltre a portarvi a un sicuro insuccesso.

Insomma: l’Islanda off-road va pensata, programmata e fatta solo con un mezzo adeguato (anche per altezza), nel rispetto dei divieti, delle chiusure e delle allerte.

  1. QUALCHE ACCORTEZZA IN PIÙ

L’Islanda ha solo 397.000 abitanti, concentrati per la maggior parte nell’area della Capitale. Questo spiega facilmente la ragione per cui, più si va a Nord e a est, meno è facile trovare servizi.

Per evitare sorprese, è consigliato fare sempre il pieno quando se ne ha la possibilità (mai scendere sotto la metà, vi potrà capitare di guidare per due ore senza vedere un distributore). Per la spesa, meglio fermarsi nei villaggi o nei paesi che hanno il supermercato e fare provvista, controllando prima gli orari di apertura (nei centri piccoli molti fanno 10-18).

Tolte le città, i ristoranti sono pochi e con orari ridotti: anche in questo caso, controllate bene prima di spostarvi.

Un viaggio in Islanda è un viaggio nella natura: l’impatto dell’uomo è limitato a poche aree e per questo anche molti servizi sono ridotti. Con un po’ di attenzione è possibile garantirsi un totale distacco dal caos cittadino e godersi un modo in cui la natura detta le sue regole e si esprime in tutta la sua bellezza.

  1. COME ORGANIZZARE IL BAGAGLIO (A MANO)

In un viaggio on the road avere solo un bagaglio a mano consente di spostarsi in modo comodo e rapido. Il bagaglio si organizza come se fosse un cassetto e si evita del tutto di disfarlo, prendendo ogni volta ciò che serve.

Cosa mettere in valigia per un viaggio in Islanda in estate?

  • pantaloni da trekking convertibili (no jeans) + pantaloni antipioggia;
  • maglia in tessuto tecnico, traspirante (no cotone); maglia in lana merinos; maglia termica, pile;
  • costume per la spa, infradito e asciugamano in microfibra;
  • guscio esterno antipioggia e antivento, cappellino (anche di lana), buff per il vento e guanti leggeri;
  • scarpe da trekking comode e idrorepellenti, meglio se alte;
  • calze tecniche, calzamaglia termica;
  • borraccia per l’acqua;
  • occhiali da sole, maschera per dormire (il buio in estate non esiste) e crema solare (il sole è fortissimo);
  • zainetto impermeabile per escursioni giornaliere;
  • burro cacao.

Vestirsi a strati, usare capi tecnici e garantirsi l’asciutto anche davanti o sotto le cascate sono elementi essenziali. Con pochi capi si può affrontare qualsiasi temperatura.

  1. COME VESTIRSI PER VEDERE LE CASCATE

 

Anche se avete – come me – la fortuna sfacciata del sole pieno, per vedere le cascate dovrete coprirvi sapendo che sarete sommersi dall’acqua (o almeno dallo spray del getto). La soluzione migliore è: scarpe da trekking idrorepellenti alte, pantalone antipioggia (si comprano su Amazon a 10€) e giacca impermeabile. Evitate i jeans, il cotone, le scarpe di tela e tutto ciò che non asciuga mai, perché finita la visita vorrete sentirvi caldi e asciutti.

Il poncho del cinese vi aiuterà un po’, ma lascerà scoperta tutta la parte bassa e i piedi: non pensate di risparmiare su questo, perché viaggiare al fresco coi piedi bagnati non è per nulla piacevole.

Per il cellulare, tenete in tasca un panno per asciugare la fotocamera e se potete copritelo con una protezione apposita: in alcune cascate si bagna molto.

  1. PARCHEGGI E AUTO

In Islanda non troverete i parcheggiatori, ma quasi ovunque dovrete pagare il parcheggio. All’ingresso ci sono le telecamere e in caso di mancato pagamento la multa è garantita.

Per evitare le code, scaricate la app PARKA prima della partenza: copre tutte le principali mete turistiche. In qualche caso troverete anche EASYPARK. Si può pagare con la carta di credito senza problemi.

Nella scelta dell’auto, prediligete sempre un veicolo alto, perché molte strade sono sterrate. Se optate per un 4×4 avrete maggiore stabilità e autonomia. In ogni caso, acquistate la protezione per i cristalli: le pietre che scheggiano il parabrezza sono una realtà costante (a me è successo due volte il primo giorno) e i costi della franchigia sono troppo elevati per rischiare. La speciale copertura sabbia e sassi è quella su cui non transigere.

Per fare rifornimento, evitare di selezionare l’opzione “full”, perché vi verrà bloccato sulla carta un importo che sarà sbloccato solo dopo qualche giorno e potete rischiare di avere finito la disponibilità dopo un paio di rifornimenti. Meglio selezionare un importo grosso modo corrispondente a quanto dovete mettere: pagherete comunque solo il prezzo del carburante acquistato.

  1. IL GOLDEN CIRCLE

Non è una trovata per turisti, questo nome accattivante: il circle di 300 km circa che parte da Reykjavík è davvero golden e vi regalerà paesaggi unici.

La prima tappa è il Þingvellir Park, sito UNESCO, luogo di riunione di uno dei primi parlamenti del mondo, immortalato anche da Game of Thrones. Qui si può “camminare tra due continenti” o, per essere più prosaici, camminare sopra la faglia generata dall’allontanamento tra la placca tettonica nordamericana e quella euroasiatica. A vederla da vicino non se ne coglie la portata, ma se mettete su Google Earth e seguite la dorsale dall’Oceano al Parco capirete dove vi trovate!

Tra le mie tappe facoltative c’era Kerid Crater, dove sono effettivamente andata. Si tratta di un cratere inattivo dal colore rosso, con al centro un laghetto di acqua turchese. I colori sono molto belli, il trekking breve e la sosta merita, anche se è molto simile alla Cava di Bauxite di Otranto.

A seguire, guidando per un’ora si arriva a Geysir, un luogo in cui la terra ribolle on pozzanghere di 80/100°C. La vera star è Stokkur, un geyser che ha eruzioni costanti ogni 7/10 minuti: una cerchia di persone con cellulare in mano ammira la pozza d’acqua finché la superficie non inizia a incresparsi e all’improvviso l’acqua sfida la forza di gravità. Lo spettacolo della natura è meraviglioso. Effetto wow assicurato.

Se volete evitare di fare un video di sette minuti, osservate la superficie dell’acqua: prima dell’eruzione c’è sempre un po’ di movimento.

Qui si trovano un ristorante, un bar, un piccolo shop e i servizi igienici.

Attenzione: cercate di evitare le folle di turisti in bus, preferite la mattina presto.

Infine, una cascata: parliamo di Gullfoss, imponente cascata che nei giorni di sole regala uno splendido arcobaleno. Una delle più imponenti che ho visitato, con accesso disabili, wc e ristorante.

Ciliegina finale: Hrunalaug Hot Spring, piccola sorgente termale naturale e selvaggia, con servizio docce e biglietto di ingresso di 25€. Ci si arriva da una strada sterrata percorribile ed è per me preferibile alle tante Lagoon blasonate e piene di turisti (tipo la Secret Lagoon, che si trova poco distante).

Per dormire ho scelto Hella. Ho dormito in riva al fiume, ho mangiato un hot-dog alla stazione di servizio, ho fatto refill gratuito di caffè e la mattina ho fatto colazione all’American School Bus Cafè.

A Hella trovate tutti i servizi di cui avete bisogno per proseguire il viaggio.

  1. LE CASCATE DEL SUD

Ho cercato di ridurre le cascate e di selezionarle, ma per il secondo giorno ne ho messe tre che sono imperdibili.

La prima, Seljalandsfoss, regala l’emozione di camminare dietro una cascata e sentire da vicinissimo la forza dell’acqua. A 5 minuti di cammino, a sinistra guardando la cascata, si trova Gljufrabui, la cascata nella grotta. La fila che si crea scorre abbastanza in fretta ed è necessaria per evitare pericoli. Attraversate sui massi o nell’acqua (se avete le scarpe idrorepellenti) e godetevi la meraviglia della natura.

Dopo circa 30 minuti di viaggio, si arriva a Skogafoss, la cascata in cui tornare bambini: si può giocare con lo spray dell’acqua bagnandosi interamente, sguazzare nel ruscello vicino e pensare a Jon Snow Daenerys e Targaryen di GOT (che qui si sono baciati nell’ottava stagione).

A destra parte una scala di 460 scalini che conduce a un bel trekking costeggiato da fiumi e cascate minori. Io l’ho fatto con grande soddisfazione, ma mi è costato molte energie e forse avrei potuto ridurlo. Scegliete in base alle vostre preferenze.

  1. A SUD: I PUFFIN E REYNISFJARA

Siamo ancora a Sud, la terra delle meraviglie, e siamo ancora al mio secondo giorno di viaggio. Dopo aver giocato con le cascate, rimosso interamente il guscio impermeabile e essere rimasta del tutto asciutta, mi sono arrampicata su una salita ripida (con l’auto) fino al promontorio di Dyrholaey, a circa 30 minuti da Skogafoss.

Il promontorio in sé è bello per la vista sulla sottostante spiaggia di sabbia nera (non quella famosa, una sorella) e l’affaccio sulla roccia dell’aquila. La vera bellezza è data però dai tantissimi pulcinella di mare che qui cercano riposo dopo le battute di pesca. I puffin si vedono tranquillamente tutto il giorno (meglio dopo le 17:30), sono vicini anche se non vicinissimi e sono buffi, dolci e bellissimi. Sono rimasta un’ora a vederli volare e camminare mentre un vento islandese mi prendeva a schiaffi. È stata una delle emozioni più grandi del viaggio.

Scendendo dal promontorio si raggiunge la famosa (o famigerata) Reynisfjara, la spiaggia di sabbia nera dallo scenario inconfondibile. La spiaggia è bellissima, ha i puffin che la sorvolano e regala colori e sfumature splendide. Attenzione, però, a non farne l’ultimo ricordo della vostra vita: sul litorale si formano le sneaker waves, onde anomale e improvvise che invadono la riva e trascinano nell’oceano. Su safetravel.is ci sono le allerte in tempo reale e la spiaggia è dotata di segnali luminosi per indicare il pericolo. Se c’è un alert, non sfidate la sorte: il panorama è bello anche a distanza.

Per domire è consigliato fermarsi a Vik i Myrdal, villaggio ben servito e molto grazioso. Salendo sull’iconica chiesa rossa avrete una spettacolare vista su Reynisfjara.

Io ho preferito comunque dormire in un microcosmo, Litla-Hof, di fronte alla famosa chiesa in torba di Hofskirkja, perché ho prediletto luoghi isolati (non ho incontrato neanche un essere umano). Per strada ho anche fatto una visita a Fjadrargljufur, un canyon che consiglio comunque di visitare.

  1. IL GHIACCIAIO VATNAJÖKULL

ICE-LAND, terra di ghiaccio, anche se è terra di ghiaccio e fuoco. Comunque, con un nome così non poteva che avere un imponente ghiacciaio, il protagonista del mio terzo giorno di viaggio.

Per vederlo al meglio, ho prenotato un’escursione dallo Skaftafell Base Camp (20 minuti di auto dalla mia Guest House) e ho potuto fare un trekking di 2 ore camminando sul ghiaccio. In estate è facile, il ghiaccio è morbido e il rischio di scivolare via è ridotto, ma i colori sono meno belli per via delle ombre marroni della terra. In generale, l’esperienza è stata bella MA turistica (nel senso di: cammino per le foto, vedo poco).

Dal centro partono sentieri di trekking ben indicati, che lascio agli amanti del genere.

Dopo circa un’ora di strada si arriva alla laguna glaciale Jökulsárlón, una vera sorpresa: con il ghiacciaio sullo sfondo, una laguna azzurra ospita blocchi di iceberg sparsi. Ogni tanto si staccano pezzi di ghiaccio che la corrente trascina velocemente verso l’oceano e che finiscono alla vicinissima Diamond Beach. Si può fare kayak tra gli iceberg o prenotare un giro in barca, ma lo spettacolo è bello anche dalla riva.

A pochi metri di distanza si trova la Diamond Beach, la spiaggia di sabbia nera costellata di cristalli di ghiaccio. Il prezzo che ho pagato per i 4 giorni di sole ininterrotto è stato avere per lo più ghiaccio sciolto, ma il contrasto nero/ghiaccio resta suggestivo anche se la spiaggia non è piena di diamanti.

L’acqua del mare è gelida, ma non ho resistito alla tentazione di metterci dentro i piedi.

Guidando verso Egilsstaðir si trovano Stokksness, il più grande specchio d’Islanda, e Vestrahorn, la montagna che vi si affaccia. Attenzione: se il cielo è nuvoloso e dispettoso la cima del monte potrebbe non vedersi. Il posto mi è sembrato più bello su Instagram che nella realtà, ma i video sono effettivamente belli e alla fine resta una sosta da consigliare. Il biglietto si paga al Viking Cafè che si trova prima della sbarra. La strada sterrata è tranquilla e praticabile con qualsiasi veicolo.

Per finire la giornata: Vök Baths, terme eleganti e suggestive, in cui è possibile passare dall’acqua calda (riscaldata naturalmente dalle sorgenti geotermali presenti) all’acqua fresca del lago.

Per dormire consiglio Egilsstaðir, anche se io mi sono fermata poco prima, a Hallormsstaður, per stare più isolata.

NB: da Hofn a Hallormsstaður potete prendere la 939 (sterrata, panoramica, non sempre agevole ma praticabile con qualsiasi veicolo) o continuare sulla Ring Road, costeggiando il fiordo.

  1. ISLANDA DELL’EST

Qui inizia la parte più selvaggia e con meno servizi, ma i punti di riferimento non mancano.

Se volete fare la foto iconica da mettere su Instagram, andate a Seydisfjordur, la cittadina con la chiesa e la strada arcobaleno, un villaggio che vale la pena visitare se amate il genere.

Se non avete visto i pulcinella di mare o non ne avete abbastanza, allungate di un’ora e raggiungete Borgarfjörður Eystri: qui i puffin si vedono attraverso passerelle vicinissime (sulle quali a volte salgono, venendo ai vostri piedi).

Per gli amanti dei canyon, con una deviazione di un’ora si raggiunge Studlagil Canyon, con colonne di basalto che fanno da sfondo a un’acqua turchese intenso (solo colori donati dai minerali del suolo, unici).

Guidando ancora per un’ora, si arriva alla bellissima Dettifoss, la cascata più imponente d’Europa. La strada migliore per arrivarci è quella Ovest.

  1. HVERIR: BENVENUTI SULLA LUNA

Iniziamo a deviare verso nord, a dimenticare la civiltà urbanizzata e ad ammirare i colori straordinari che i minerali del suolo sanno regalare. Ci troviamo nell’area geotermica Hverir, con pozze di fango che ribolle a 80/100°C, fumarole, sfumature ocra e il tipico odore di uovo marcio che solo lo zolfo sa regalare. Nell’area si può vedere anche la frattura tra le placche tettoniche che emerge a Silfra.

A pochi minuti di distanza si trovano le formazioni laviche di Dimmuborgir, che tuttavia non mi hanno fatta emozionare.

A 10 minuti, le terme naturali di Mývatn Nature Baths, luogo imperdibile.

A questo punto si potrebbe dormire a Husavik e prenotare un tour per vedere le balene: la cittadina è la base ideale per queste escursioni e l’offerta è varia.

Io però ho deviato ad Akureyri, dormendo a Ásar Guesthouse, Eyjafjaroarsveit, ovviamente in campagna.

Prima della nanna: Forest Lagoon, spa chic immersa nella foresta, con ottimi servizi.

  1. AKUREYRI

La seconda città più grande d’Islanda è poco più di un paese affacciato su un fiordo, ma qui inizierete a ricordarvi cosa vuol dire vedere negozi, pub, ristoranti, hotel e un po’ di vita cittadina.

Ho scelto di dormire a (nella campagna di) Akureyri per una ragione sola: qui è stata girata la quarta stagione di True Detective, The dark night, formalmente Ennis in Alaska. Da quando ho visto la serie il desiderio dell’Islanda è diventato una necessità e rivedere i luoghi della serie è stato per me terribilmente emozionante. Anche vedere Dalvík, villaggio di pescatori sul fiordo Eyjafjörður in cui sono state fatte le riprese del buio totale, è stato un sogno.

Avendo allungato fino ad Akureyri, ho prenotato qui l’escursione per vedere le balene. In realtà qui si vedono le megattere, più piccole delle balene ma più giocose e salterine. Le acque del fiordo sono in media più calme e quindi anche la navigazione risulta più facile. A bordo forniscono una comodissima tuta impermeabile e calda che ho amato, avendo deciso di fare tutta la traversata fuori, con il gelo in faccia, prendendo schizzi di acqua salata.

  1. QUALCOS’ALTRO DA VEDERE A NORD

Nel tratto da Akureyri a Búðardalur non ho incontrato mete indimenticabili, ma ho comunque attraversato Varmahlíð e la valle di Skagafjörður, un’area famosa per l’allevamento dei cavalli islandesi. Ho anche fatto una tappa che mi ha illuminata sulle case dal tetto di torba. Si tratta di edifici costruiti dai vichinghi con muri di pietra lavica e copertura di torba, perfetti per conservare la temperatura interna nonostante il gelo fuori.

A 2 ore da Akureyri, dopo aver guidato in una terra piena di cavalli e verde, si arriva a Víðimýrarkirkja, chiesa col tetto di torba molto bella, il cui interno tuttavia non vale il costo del biglietto. A 5 minuti di strada si trova il Glaumbær Turf Farm & Museum, molto interessante perché consente di vedere l’interno di una vera casa e di sperimentare l’isolamento termico.

Nelle vicinanze ci sono Fosslaug (terme) e Reykjafoss (cascata).

Prima di rientrare, mi sono concessa una passeggiata a Kolugljúfur Canyon, un canyon per nulla turistico e quindi per questo molto interessante. Si può camminare facilmente per ammirare una cascata e si possono apprezzare i colori della natura.

Per la notte ho scelto Búðardalur, splendido villaggio affacciato sul fiordo Hvammsfjörður, con supermercato e pompa di benzina. La vera chicca è stata Guðrúnarlaug, una hot spring naturale gratuita che offre uno spogliatoio con il tetto di torba.

Guidando per arrivarci ho avuto paura, lo ammetto, perché per strada (erano ormai le 20:30) non ho incontrato nessuno per oltre un’ora e ho temuto di potermi trovare sola con qualche malintenzionato. Arrivata alla meta, ho scoperto che accanto alla piscina c’è un campeggio con un ostello abbastanza frequentato: la paura era del tutto immotivata.

  1. IL MONTE KIRKJUFELL, TAPPA OBBLIGATA

Da Búðardalur ho percorso 70 km di strada sterrata (una parte della 54), scoprendo per la prima volta davvero quanto è importante rallentare quando il vento ti spinge l’auto e la strada è tutta buche piene d’acqua. Anche questa esperienza la porterò tra i ricordi islandesi.

Dopo tanto divertimento da 4×4, mi sono trovata di fronte il Monte Kirkjufell, il più fotografato d’Islanda, con l’iconica immagine della cascata sullo sfondo. In verità mi sono divertita molto di più per il vento fortissimo che per la vista del monte, ma la zona è molto bella, il villaggio accogliente e al tempo stesso antico, la cartolina di Instagram assicurata. Mangiate un hot dog al chiosco Il Maestro, non ve ne pentirete.

La scelta del percorso è stata fatta per passare sul Ponte Kolgrafarfjörður, il ponte a forma di spada. Purtroppo, non è stato possibile usare il drone per il vento e quindi mi sono dovuta accontentare di vederlo dal basso, ma attraversare un fiordo resta sempre una bella emozione.

Nella zona si può fare un giro alle gole Rauðfeldsgjá Gorge o al villaggio di Arnarstapi

 

  1. REYKJAVÍK

 

Lascio la capitale per ultima, anche se ci ho passato la prima e l’ultima notte. L’Islanda è uno Stato poco abitato e dominato dalla natura e l’idea di trascorrere un giorno in città non mi ha neanche sfiorata. Certo, ho fatto un salto alla strada arcobaleno, alla cattedrale, al porto. Ho visto le sorgenti di acqua calda scorrere accanto ai marciapiedi, ho fatto la doccia con odore di zolfo e ho comprato un paio di souvenir, ma questo è stato tutto ciò che ho fatto.

Per il resto, ho svaligiato il Bonus prima di avventurarmi nel nulla e questa è stata un’ottima scelta.

L’ultima notte, anziché andare allo Sky Lagoon come tutti consigliato, ho investito 10€ per fare il bagno nelle piscine termali usate dagli abitanti del posto, Laugardalslaug. Una piscina a tutti gli effetti, con obbligo di doccia (da fare sempre, in ogni spa, obbligatoriamente e inclusi i capelli) e divieto di uso di cellulari, senza turisti. Questo è stato il mio tributo a chi sceglie di vivere in un luogo tanto affascinante quanto isolato e climaticamente ostile.

 

  1. IL MIO VIAGGIO

Dopo aver rimandato per anni, un giorno ho lanciato il cuore oltre l’ostacolo e ho prenotato il volo per Keflavik. Poche ferie, solo sei giorni pieni a disposizione per vedere uno Stato che avevo sognato a lungo.

Molti hanno pensato che l’idea di fare la ring road in sei giorni fosse da folle e anche per questo ho deciso di partire da sola: se la bellezza che mi circonda mi carica, riesco a resistere per molte ore senza sentirmi stanca.

Il progetto era comunque ambizioso: visitare una terra stupenda e ricca in soli sei giorni significa selezionare con cura, programmare, studiare, organizzare.

La cosa più difficile è stata selezionare le tappe: dalle foto tutto sembrava stupendo e imperdibile, ma dovevo per forza fare una scelta. Così, ho fatto un itinerario di massima, prenotando in tre diverse città per ogni notte, con cancellazione gratuita.

A poco a poco ho definito bene le priorità, ho capito dove sarebbe stato più comodo dormire in base alle cose da vedere e ho infine conservato sei alloggi, uno per ogni notte.

Per ogni tappa, ho studiato gli orari di apertura, le distanze su google maps, le distanze reali dai blog di altri viaggiatori, i tempi medi per visitare un luogo.

Poi mi sono fatta la domanda: cosa vuoi davvero dall’Islanda? Non le cascate, questo lo sapevo già: sono belle, ma un viaggio tutto di cascate non lo farei.

Il ghiacciaio, certo. E le balene, che finora ho solo sfiorato. I puffin. E poi?

E poi l’Islanda dei villaggi con poche case, delle strade isolate, delle sorgenti termali naturali, della gente del posto, del sole che non si arrende e della terra che ribolle: questo ciò che ho deciso di prediligere e ciò che di più mi sono portata dentro.

E così ho scelto: almeno tre cascate, un cratere, un canyon, un’escursione sul ghiacciaio, un trekking, gli iceberg, i geyser e le balene. E il resto è stato una serie di opzioni variabili, segnate per ogni tappa, da vedere in base al tempo e alle energie.

In una programmazione certosina sono arrivate due sorprese. La prima: per ogni sera mi sono selezionata una sorgente termale, selvaggia o chic a seconda dei luoghi. Ho scoperto che dieci ore di guida e camminata spariscono con mezz’ora di acqua calda con il fresco sul viso.

La seconda: lo snorkeling a Silfra! Da quando ho scoperto che avrei potuto fare snorkeling a -2°C non ho pensato ad altro e alla fine posso dire che è stata la cosa che mi è piaciuta di più, in un viaggio comunque pieno di amore.

La mattina del settimo giorno ero un po’ stanca, ma sarei rimasta se avessi potuto farlo. E programmo già di tornarci, in compagnia, per fare l’entroterra con un fuoristrada alto e adatto.

Magari un giorno ci andrò in inverno, cercando l’aurora boreale (che a giugno e luglio è impossibile vedere). Arrivederci, terra di fuoco e di ghiaccio.